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In merito al processo contro i 25 attivist* accusati di devastazione e saccheggio e alla richiesta della procura di Genova di 225 anni di detenzione, noi, vittime dell'attacco alla scuola Diaz, dichiariamo quanto segue:
Siamo scesi in piazza a Genova nel luglio del 2001 insieme a centinaia di migliaia di persone per manifestare contro la politica dei paesi del G8. La notte tra il 21 e il 22 luglio eravamo alla scuola Diaz, dove siamo stati barbaramente picchiati dalla polizia: alcun* di noi sono stat* ridott* in fin di vita. Nei giorni successivi le violenze contro di noi sono continuate a Bolzaneto e in altre strutture detentive.
Per anni si è indagato su di noi. Le accuse contro di noi erano ancora più gravi di quelle che vengono contestate adesso ai 25 attivist*. Pur senza prove siamo stat* accusat* di associazione a delinquere, di resistenza, addirittura di detenzione di armi da guerra. Ma questo non è bastato: è stata mossa contro di noi l'accusa di devastazione e saccheggio, quasi mai usata in Italia perché questo paragrafo risale agli anni del regime fascista. La pena prevista va dagli 8 ai 15 anni.
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Oggi il primo processo sui fatti del g8 2001 a genova è praticamente arrivato alla sua conclusione. Neanche a dirlo, il primo che vedrà una sentenza (mancano ancora l'udienza del 14 dicembre per repliche e controrepliche e l'udienza in cui si leggerà la sentenza che sarà la settimana successiva) è il processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.
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Con l'avvicinarsi della sentenza per i 25 compagni e compagne del processo G8 è cresciuto il desiderio di provare a declinare al massimo le forme di solidarietà e lotta.
La vicenda processuale genovese è legata a quelle di Milano e Torino per l'uso del reato di “devastazione e saccheggio” che prevede pene altissime (da otto a quindici anni) applicato alle manifestazioni di dissenso e scontro politico.
La sentenza d'appello per i fatti dell'11 marzo ha visto la creazione del suo primo precedente giudiziario (6 anni scontati a 4 per il rito abbreviato per 15 degli antifascisti imputati) proiettando una minacciosa ombra sull'imminente esito del processo g8.
Sabato 17 novembre rappresenta un appuntamento importante. La speranza è che sia solo un primo passaggio a cui far seguire, in un meccanismo virtuoso, altre iniziative in vista del giorno della sentenza. Il tentativo - che da portare avanti tutti e tutte nella maniera più coordinata possibile - potrebbe essere di indire una giornata, sabato 8 dicembre, di mobilitazione simultanea in numerose città italiane ed estere, con presidi/presenze in luoghi simbolici (palazzi di giustizia/carceri/ambasciate/consolati…).
Dopo le pesanti sentenze di devastazione e saccheggio emesse a carico dei manifestanti per i fatti del G8 2001, il prossimo sabato un corteo sfilerà per le strade di Genova. E noi ci saremo.
Ci saremo collettivamente per rilanciare quello che a Genova, arrivando da Seattle, è stato distrutto, per testimoniare quell'enorme ricchezza di relazioni di pratiche e di intellingenza collettiva che il processo verso Genova ha prodotto, perchè questa ricchezza si merita giustizia, quella vera.
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Il gruppo DIE LINKE. al Bundestag intende protestare contro la severità delle pene pari a 225 anni e 2,5 milioni di euro di danni richieste dai rappresentanti della procura di Genova Canepa e Canciani nel processo contro 25 dimostranti del G8 di Genova. A fronte degli incidenti a cui si fa riferimento nel processo e anche dei reati e delle violazioni del diritto costituzionale da parte delle forze dell’ordine in quella circostanza, riteniamo che le pene richieste siano totalmente fuori misura.
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La Bundeskoordination Internationalismus – Coordinazione federale Internazionalismo (BUKO) sostiene le dimostrazioni del 17.11.2007 a Rostock e Genova.
La BUKO sostiene le dimostrazioni che si svolgeranno parallelamente a Genova e Rostock contro la repressione di numerosi movimenti sociali da parte dello stato. Il vertice del G8 in Heiligendamm è stato usato dal governo per presentarsi efficacemente difronte ai media come possibile risolutore di problemi come il cambiamento climatico globale, la povertá e l’ingiustizia sociale. Nel contempo la messa in scena del G8 rappresenta nuovamente un pretesto per l’impiego massivo di forze di sicurezza e sorveglianza. Ancora una volta i limiti posti dalla legge di stato sono stati oltrepassati: sia tramite l’impiego delle forze armate tedesche seppur si trattasse di una questione interna, sia tramite arbitrarie denuncie di violazione dell’ordine pubblico, perfino solo per il fatto di indossare pantaloni impermeabili o per via del colore di una maglietta.
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Contro un architettura della sicurezza globale, per un attegiamento più critico rispetto al tema sicurezza
Negli ultimi mesi sono state rivelate molte informazioni riguardo ai metodi investigativi delle forze dell’ordine: conservazione dei dati (data retention), ricerche online, le cosiddette analisi testuali dei documenti politici (usate trallatro grazie al paragrafo 129a nelle indagini contro gli attivisti del controvertice del G8 in Germania) e cosi’ via. La polizia e le forze di intelligence vogliono ottenere accesso illimitato ai dati personali e ai profili internet degli utenti. I providers internet oramai sono obbligati a salvare i dati sul loro traffico per un lungo periodo per alleggerire così il compito ai database della polizia. Il dibattito sull’introduzione del passaporto biometrico ha gettato luce sul fatto che le industrie hanno già sviluppato dei complessi sistemi di sorveglianza: scanning dell’iride, chips RFID (per esempio nei supermercati o nelle carte d’identità) o il riconoscimento automatico del viso. Per quanto riguarda i controlli alle frontiere, per i “viaggiatori privilegiati” è previsto il passaggio alla frontiere “automatico”. La nuova “Agenzia Europea per la Cooperazione Operativa nel campo dell’Amministrazione delle Frontiere Esterne” (FRONTEX) ha l’incarico di valutare i rischi e i pericoli ai confini europei, e di fornire più coordinazione e controllo. L’armamento tecnologico è al centro delle politiche delle agenzie di sicurezza. Controllo, normalizzazione e sorveglianza di certo non sono un fenomeno nuovo.
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Il nuovo DVD curato dalla Segreteria del GLF sulla gestione dell'Ordine Pubblico durante il vertice G8 a Genova nella giornata del 20 luglio 2001.
Realizzato dalla segreteria Genoa Legal Forum, il video presenta la ricostruzione dei fatti di venerdì 20 luglio 2001 attraverso i documenti acquisiti al processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.
Attraverso video, foto, comunicazioni radio, telefonate 113 e la registrazione audio delle udienze, viene documentato come le FFOO abbiano gestito l'ordine pubblico nel pomeriggio di venerdì tra via Tolemaide e piazza Alimonda.
La disorganizzazione, la mancanza di coordinamento, l'interruzione dei contatti con gli organizzatori dei cortei, l'approccio esclusivamente militare hanno trasformato le strade di Genova in un teatro di guerra.
Chi ha dunque messo in crisi l'ordine pubblico a Genova?
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Il processo
Uno dei procedimenti in corso a Genova, per i fatti di strada del 20-21 luglio, è contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio in concorso. Questo reato, introdotto nel dopoguerra e mai contestato prima per scontri di piazza, presuppone che durante le giornate del G8 di Genova l’OP sia stato messo in crisi anche tramite compartecipazione psichica tra gli imputati. In pratica, non occorre aver effettivamente “devastato”, ma è sufficiente essere presenti mentre gli altri “devastano”.
Le indagini si sono basate su immagini e video di varia provenienza, diramate a tutte le Digos italiane. La Procura di Genova vuole dimostrare un “unico disegno”, a cui ricondurre le singole azioni che i 25 imputati avrebbero compiuto in concorso fra loro.
La difesa ha fatto emergere come in realtà l’OP sia stato messo in crisi dalle stesse Forze dell’Ordine.
weiter...Si terra’ domani, giovedi’ 12 luglio alle 9.30, nella Corte d’Assise del tribunale di Cosenza, la 32^ udienza del processo ai 13 attivisti della Rete del Sud Ribelle. Archiviato il ‘caso De Gennaro’, spuntano come funghi altre notizie collegate al procedimento penale contro il Sud Ribelle, sia a livello locale, che nazionale. Ricordiamo solo alcuni degli elementi e dei personaggi, ormai noti, assolutamente non trascurabili, per inquadrare il processo cosentino.
In primis il dottor Mortola, l’uomo che pronuncio’ la frase “oh ragazzi, le molotov non lasciatemele qui”, riferendosi alle famose molotov che costarono l’accusa di falso e la cui esistenza fu utilizzata come pretesto per il massacro alla Scuola Diaz. Pensiamo, poi, ai verbali falsificati dagli agenti nella caserma di Bolzaneto, ai commenti degli operatori telefonici di pubblica sicurezza che rispondevano ai centralini nelle ore ‘calde’ con “siamo uno a zero per noi” o “gli zecconi maledetti” (http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=11488). Voci che oramai risuonano dappertutto.
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